Parliamo di: tecnologia

Come possiamo affrontare serenamente il rapporto sempre più stretto tra i nostri figli e la tecnologia.

Video e schermi nella crescita, un rapporto da gestire con cura.

In questo articolo cercherò di cogliere gli aspetti positivi e quelli più contraddittori dell’impatto che la cultura digitale ha sulla nostra vita e, in particolare, sulla vita dei più piccoli.

Maria Montessori ci dice che il bambino tende costantemente all’azione attraverso il suo corpo in diretta relazione con l’ambiente, guidato dai propri gesti e dalle proprie mani. Potremmo quindi vedere in lui un maestro anche nel campo della tecnologia, nel senso originario della parola: un modello a cui tendere per recuperare quella necessità di saper fare che nasce proprio negli anni della prima infanzia.

La caratteristica principale di video e schermi è rappresentata dal fatto che le immagini in movimento danno un’impressione di realtà vivida e naturale, capace di coinvolgere profondamente.

Da questa caratteristica deriva il loro grande fascino ma anche il maggior pericolo che possono comportare, ovvero la passività, la manipolazione e la scissione della realtà.

Lo schermo ci attrae e ci spinge a perdere la cognizione spazio/tempo. Questo isolamento ha un andamento progressivo che cresce con l’aumentare delle interazioni con il dispositivo stesso. Per questo, farne uso senza limiti spazio-temporali, può diventare problematico.
Gli oggetti manipolati dal bambino rappresentano un mezzo attraverso cui interagisce concretamente con il reale e la cui relazione aiuta a scoprire se stesso.

I bambini e la tecnologia

Cosa significa questo nel processo evolutivo di un bambino che interagisce frequentemente con oggetti digitalizzati?

Nei primi sei mesi di vita la corteccia cerebrale comincia ad inviare comandi ai muscoli delle dita. Tuttavia, questo processo avviene grazie a ciò che il bambino vede fare dagli altri, all’interno di relazioni significative per lui.

Per questo numerose ricerche scientifiche confermano come l’esperienza digitale, almeno nei primi due anni di vita, non andrebbe mai proposta in quanto il bisogno di essere attivamente connesso con l’ambiente e con persone reali è una necessità evolutiva che restituisce il senso di stare al mondo. A questa età il bambino non è in grado di cogliere la differenza tra la realtà e il mondo fantastico rappresentato nella maggior parte dei video per l’infanzia.

Le capacità di comprensione del linguaggio verbale sono ancora rudimentali e mancano gli strumenti di produzione linguistica adeguati a chiedere e ricevere chiarimenti riguardo ciò che vede.

Si sta tuttavia diffondendo la convinzione che gli strumenti digitali siano indispensabili per la crescita dei bambini. Questo ha portato negli ultimi anni ad un significativo abbassamento dell’età in cui cominciano ad usare queste tecnologie.

Molti genitori ed educatori affidano, anche ai più piccoli, dispositivi touch screen mossi dal più sincero desiderio di dare il meglio ai propri bambini.
In altri casi capita che l’adulto faccia ricorso alla presentazione di video per tendere occupati i bambini, trovandoci di fronte al videositting, quel comodo strumento che tiene buoni i bambini al ristorante o durante un viaggio, lasciandoli esposti a prodotti audiovisivi creati per distrarre attraverso colori e suoni molto forti, spesso fruiti su piccoli schermi.

L’autonomia è un processo lento che va custodito a partire dalla nascita e non può essere invocata a comando, secondo le esigenze degli adulti. Al bambino non serve altro che l’adulto faccia proposte di intrattenimento capaci di attirare la sua attenzione.

È più necessario spendere del tempo osservando discretamente le azioni del bambino, anche quando non ha bisogno di noi, stando un passo indietro, per saper cogliere quei momenti in cui è opportuno non interrompere la sua concentrazione con le nostre richieste. Solo così può sviluppare la perseveranza ad interessarsi alle cose con ingegnosa continuità.

Educare allo sguardo significa rispettare la capacità del bambino piccolo di scegliere liberamente cosa osservare per il tempo da lui sentito necessario; significa aiutarlo dai primi momenti a sentire come il suo corpo, i suoi pensieri e le sue emozioni vibrino e crescano dentro l’occhio che osserva attivamente.

Al giorno d’oggi accade sempre più spesso di vedere adulti che presentano al bambino dispositivi digitali in seguito al pianto, come a volerlo consolare. Tanti possono essere i motivi della sua difficoltà: forse il dispiacere per un distacco non desiderato, forse la rabbia per non poter ottenere quello che vuole. Il più delle volte, non appena lo schermo luminoso appare davanti ai suoi occhi, le lacrime si asciugano e si potrebbe pensare di avere di aver fatto qualcosa di buono per il bambino.

E se fosse un grosso equivoco?

Negli anni della prima infanzia il pianto è il modo attraverso cui i bambini esprimono il loro disagio. Più che far smettere il bambino di piangere, dovremmo ricercarne le cause, aiutando il bambino a rimanere in contatto con le sue emozioni e lasciarle andare quando la tempesta emotiva è passata.

Grazie alla presenza empatica dell’adulto, il bambino impara a regolare le proprie emozioni.

Ciò che conta è dare con fiducia il tempo al bambino di fare esperienza di sentire, esprimere e calmare l’emozione. Al contrario, il bambino che smette improvvisamente di piangere davanti ad uno smartphone illuminato vive un’esperienza di disregolazione emotiva in quanto viene privato della possibilità di sentirsi, esprimersi, di essere capito e di imparare a superare l’evento emotivo.

Tecnologia e bambini

Il mio consiglio?

Noi adulti dovremmo dedicare più tempo ed energia ad individuare e comprendere al meglio i momenti di difficoltà dei bambini.

L’educazione all’autonomia e alla libertà dello sguardo comincia da subito, ma possono essere proposti anche in itinere con bambini che hanno già iniziato ad avere una vita tecnologica.

Può essere utile partire da piccoli obiettivi e da alcune semplici regole, come quella di permettere l’utilizzo dei dispositivi elettronici in alcune situazioni e limitarlo ad altre, per esempio durante i pasti.

È importante fare richieste chiare e realistiche, fornendo spiegazioni, rinforzando la capacità di ragionamento dei bambini e stimolandoli a dare le proprie opinioni.

Tuttavia, bisogna essere pronti a gestire momenti di tensione, occasioni per stare nella fatica relazionale più sana, accogliendo l’inevitabile frustrazione che la nuova regola porta con sé.

Un altro modo per ripristinare una vicinanza relazionale costruttiva è quello di essere curiosi nei confronti delle attività digitali dei bambini quando queste avvengono nei momenti concessi. Farsi raccontare con sincero interesse la trama di un cartone animato o del videogioco promuove lo sviluppo di un linguaggio comune trasmettendo non giudizio.

In questo modo l’esperienza digitale non è più qualcosa che separa, ma diventa lentamente qualcosa che unisce.

Tutto prende senso agli occhi del bambino, ovviamente se l’adulto è in grado di rispettare a sua volta le regole proposte, comunicando coerenza.

Un’alternativa valida ai cartoni animati, possono essere i documentari sugli animali, viaggio, sport, astronomia… Questi video hanno di norma immagini e un ritmo di montaggio più simili alla vita reale e ci propongono numerosi spunti sul mondo. Anche se scegliamo con cura cosa far vedere ai bambini, è importante che le proposte siano accompagnate. Restare in dialogo con il bambino non significa esserci sempre, ma esserci nei momenti chiave, come nella scelta di un video nuovo, nel rispondere alle domande, nel saper spegnere al momento giusto.

Educare ad un uso intelligente degli strumenti tecnologici non significa controllare tutto o vietare in toto l’uso degli schermi: queste azioni così radicali rischierebbero di escludere il bambino dal mondo reale, probabilmente lo metterebbero in difficoltà nelle relazioni tra pari, ma soprattutto non gli permetterebbero di sviluppare un approccio autonomo e uno sguardo critico su ciò che vede.

Altro aspetto importante è la cura degli strumenti che proponiamo e del contesto. Attrezzare un luogo della casa con uno schermo (anche il video proiettore va benissimo) può aiutarci a creare un setting riconoscibile al bambino. Così saprà che quello è il luogo dove si guardano i video, i film, dove magari si ascolta anche la musica.

Ci troviamo di fronte ad un paradosso: nata per sostenere le attività umane, la tecnologia rischia di spingerci ad essere sempre meno attivi.

Viviamo in un modo capillarmente tecnologizzato ma ancora non si è diffuso un pensiero educativo e pedagogico su come questi potentissimi mezzi debbano essere utilizzati e non ci sono ancora regole di buon senso sufficientemente diffuse. Sono quindi molto spesso le figure educative stesse a proporre modelli sbagliati senza essere consapevoli. 

L’esperienza digitale continuerà a essere un rischio se continuiamo a sottovalutare l’importanza dell’educazione tecnologica in famiglia e negli altri ambienti educativi.

Bambini e tecnologia

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